Analisi della Comunicazione del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella conferenza sul DPCM Fase 2 “Se Ami l’Italia mantieni le distanze”


Cosa dice davvero Conte sulla FASE 2?ITALIA. In questo articolo cercheremo di analizzare lo stile di comunicazione utilizzato dal presidente del consiglio dei Ministri italiano Giuseppe Conte nella conferenza sul DPCM – fase 2 – “Se ami l’Italia mantieni la Distanza” relativo al tentativo di uscita dell’Italia dall’emergenza sanitaria da SARS-COV-2 (coronavirus, covid-19).

La fase 2 dovrebbe aprire le porte a una sorta di “ritorno” graduale a un’organizzazione alla “normalità”. Le virgolette sono d’obbligo in quanto, con buona probabilità, ci troveremo a vivere in un nuovo equilibrio, una sorta di nuovo ordine sociale (NdC).

Prima di analizzare in dettaglio la comunicazione adottata da Giuseppe Conte è necessaria una brevissima premessa. In questo contesto cercheremo di leggere tra le righe, di capire cosa potrebbe significare quanto espresso dal presidente del consiglio dei ministri nel comunicato del 26 aprile 2020. Quindi da una parte analizzeremo l’architettura della comunicazione di Conte e dall’altra proveremo a penetrare all’interno di tale struttura e valutare cosa potrebbe emergere di “oltre il contenuto manifesto” ovvero quali scenari potrebbero presentarsi nelle nostre vite nel prossimo futuro.  Vedremo come il governo apre, attraverso comunicazione, delle “forme” ovvero dei “contenitori vuoti” che, nel futuro, potrebbe riempire di specifici contenuti normativi. Non avendo specificato contenuti quello che diremo deve essere considerato come un’ipotesi, una mera probabilità.

Ricordiamo che in un discorso breve può essere concentrato molto di più. Ogni messaggio è diviso in almeno due “dimensioni”: un contenuto manifesto, ciò che viene detto, e un contenuto “latente”, cosa si vuole dire.
Perché si utilizza questa modalità di comunicazione? A cosa serve? E’ una semplice strategia per dire senza dire chiaramente. In questo modo si crea una specie di contenitore nel quale poter includere nel futuro anche il “non espressamente dichiarato”.
Proviamo con un esempio. Una frase, a caso, del tipo “occorre un maggiore controllo” è un contenitore. Sotto il concetto di “maggiore controllo” si potrà in futuro metterci di tutto, affermando che era stato anticipato. Insomma, alcune forme di comunicazione creano delle grandi scatole vuote da riempire.

Del discorso del premier italiano analizzeremo in particolar modo la prima parte senza inoltrarci completamente nei contenuti sul “cosa” sarà possibile fare o su cosa invece sarà impedito dal nuovo decreto (DPCM). L’analisi dei contenuti sarà probabilmente oggetto di un altro articolo.

In questo contesto la nostra attenzione sarà focalizzata soprattutto sul processo di comunicazione, sulle strategie e tecniche utilizzate e, come abbiamo accennato, su cosa si potrebbe celare all’interno di questo “involucro” comunicativo.

Importante, per una corretta valutazione del “cosa si cela” è integrare quanto espresso nel comunicato stampa del Presidente del Consiglio del 26 aprile, con quanto dichiarato dallo stesso sull’argomento in un’intervista di poco precedente.

E’ lo stesso presidente Giuseppe Conte che dichiara, in un’intervista a Repubblica in merito alla Fase 2, quanto segue:

Per gestire in sicurezza la fase 2 sarà necessaria una strategia integrata […]: saranno necessari un deciso rafforzamento delle attività di contact tracing e il potenziamento della tele-assistenza. Saranno fondamentali anche i controlli molecolari con il tampone e sierologici, con l’analisi del sangue. Dovremo inoltre stimolare i presidi sanitari territoriali a lavorare di più con l’assistenza sociale

Questa dichiarazione di Conte è di fondamentale importanza. Cerchiamo di tenerla in memoria durante la nostra analisi delle strategie di comunicazione. Leggiamola più volte, attentamente. La riprenderemo in altre occasioni in questo articolo.

La nostra redazione ha trascritto il comunicato del Presidente del Consiglio. Quello che sarà indicato di seguito nei riquadri è quindi l’esatta trascrizione di quanto affermato da Giuseppe Conte nel comunicato del 26 aprile 2020. Frase per frase cercheremo di interpretare quanto dichiarato e di fornire delle spiegazioni sulle strategie di comunicazione utilizzate. Tenteremo di capire cosa dice, come lo dice e, forse, perché lo dice.

Buonasera a tutti, inizia la fase due. Grazie ai sacrifici fin qui fatti stiamo riuscendo a contenere la diffusione della pandemia e questo è un grande risultato se consideriamo che nella fase più acuta addirittura ci sono stati dei momenti in cui l’epidemia sembrava sfuggire a ogni controllo.

In prima battuta è necessario sottolineare l’uso strategico del NOI. L’uso del “noi” è uno strumento psicologico base nella comunicazione e serve, generalmente, a coinvolgere l’interlocutore o almeno a includerlo nel discorso anche senza il suo diretto consenso. Allo stesso tempo è importante tenerlo presente per capire gli eventuali passaggi dal “NOI” onnicomprensivo al NOI-VOI fino all’uso della prima persona singolare, l’Io.

Le frasi chiave di questo stralcio sono le seguenti:

  • inizia la fase due;
  • grazie ai sacrifici;
  • stiamo riuscendo a contenere la diffusione della pandemia
  • è un grande risultato
  • ci sono stati dei momenti in cui l’epidemia sembrava sfuggire ogni controllo

1. “Inizia la Fase 2”. Ci spostiamo da un momento A1 a un momento A2. Quindi si apre nell’ascoltatore l’aspettativa di un cambiamento, di una variazione. Aumenta l’attenzione e l’attesa.

2. “Grazie ai Sacrifici”. Conte parla dei sacrifici dei cittadini. In altre parole avrebbe potuto dire “attraverso l’obbligo di sacrificio” utilizzando lo strumento della “pena amministrativa” imposto dal decreto quindi delle multe, del controllo di polizia, dell’impedimento alla libera circolazione. Invece sceglie la via del “coinvolgimento” come se fosse stata una “libera scelta” quella del sacrificio.

3. “Stiamo Riuscendo a contenere la diffusione della pandemia”. Noi, in questo caso sembrerebbe un “NOI TUTTI”. Stiamo Riuscendo non è ovviamente “siamo riusciti”, il concetto è che per mezzo di una certa capacità o volontà si stia riuscendo a contenere il problema. Di fatto Giuseppe Conte anticipa che le azioni fino a ora messe in atto sono la via da continuare a perseguire. Basterebbe questo a far capire che poco cambierà nella nostra attività quotidiana.

4. “E’ un grande risultato“. Qui c’è una frase di elogio utilizzando un parametro di grandezza non definibile . Non c’è un’unità di misura e pertanto è del tutto arbitrario. Per alcuni un “grande risultato” potrebbe essere ben altro. Conte utilizza la sua posizione di dominanza per parlare, attraverso il NOI, di un GRANDE risultato legato al SEGUIRE quello che è stato fatto finora o meglio quello che finora è stato imposto. Ovviamente da questo “GRANDE” si esclude tutto quello che non va, si annulla semplicemente. C’è un utilizzo di parole con connotazione “positiva” nella comunicazione, pur senza un valore chiaro e percepibile.

5. “Ci sono stati dei momenti in cui l’epidemia sembrava sfuggire ogni controllo”. In questa parte del discorso c’è l’ammissione del “NON SAPERE”. In pratica nonostante il “comitato tecnico-scientifico” Conte deve ammettere che non tutto è sotto controllo e che ci sono momenti in cui qualcosa “sembrava sfuggire”. In pratica il “GRANDE RISULTATO” sembra quasi legato al “caso”, alla variabile “fortuna”.

Come detto, una frase breve può essere soltanto un concentrato di informazioni. Continuiamo con il discorso di Giuseppe Conte del 26 aprile 2020.

Il Presidente del Consiglio prosegue:

Avete manifestato tutti, da nord a sud, forza, coraggio, senso di responsabilità, di comunità, adesso inizia per tutti la fase di convivenza con il virus e dobbiamo essere consapevoli che in questa nuova fase due la curva del contagio potrà risalire in alcune aree del paese.

Ecco il primo passaggio dal “NOI” onnicomprensivo al “NOI > VOI”. Ovviamente in questa frase siamo ancora nell’ambito dell’elogio. Una tecnica che serve in genere per 1) “indorare” la pillola, 2) motivare chi si sente aderente a continuare a perseguire nella condotta, 3) far sentire “escluso” chi non si è attenuto alle prescrizioni e 4) agire un controllo alla base da parte di chi rispetta rigidamente alcune imposizioni e chi invece le rispetta in misura diversa. L’obiettivo sembrerebbe quello di obbligare a seguire le prossime regole imposte dall’alto. E’ una sorta di “BRAVO” detto da un insegnante all’allievo o da un genitore a un figlio, ovvero è un “bravo” asimmetrico, dall’alto verso il basso, ovviamente in basso ci sono i cittadini. Il NOI si trasforma in “noi del governo” e il resto diventa “VOI” cittadini. Si tratta di un vero e proprio scollamento.

Analizziamo ora il passaggio attraverso frasi chiave:

  • Avete manifestato tutti, da nord a sud, forza, coraggio, senso di responsabilità, di comunità. Voi cittadini (diverso da noi in posizione dominante) ricevete il nostro premio, il nostro “bravo”. Il complimento è però legato a “BRAVO A CHI HA FATTO CIO’ CHE ABBIAMO IMPOSTO”. Rafforzato da parole a connotazione positiva come forza e coraggio. Il concetto di “senso di responsabilità” e di comunità e “tutti da nord a sud” indica invece un’idea di chiusura all’interno di un sistema ristretto. Conte sembra voler tentare la creazione di un sentimento di tipo nazionalista.
  • Adesso inizia […] la fase di convivenza con il virus. La frase è pleonastica, perché la convivenza con il virus c’è sempre stata. Abbiamo fino a ora convissuto con il virus, è un’ovvietà. Quello che serve a Conte, attraverso questa frase, è creare nuovamente un’aspettativa di cambiamento.
  • Dobbiamo essere consapevoli che in questa nuova FASE DUE la curva del contagio potrà risalire. In questo periodo del testo Conte ritorna all’uso del NOI onnicomprensivo in quanto inserisce un’imposizione, un dovere… “DOBBIAMO” e ovviamente non può escludersi. Il governo ammette di nuovo di “NON SAPERE” quindi che potrebbe esserci un nuovo incremento dei contagi. Questa modalità si chiama, lo sappiamo tutti, “mettere le mani avanti” e serve per “cadere in piedi”. Se dovesse esserci un incremento dei contagi il governo avrebbe avvertito. Si sta creando un’aspettativa negativa. Perché lo fa? Il motivo è semplice nella comunicazione, se mi aspetto qualcosa di negativo e ciò avviene si potrà dire che era nelle “normali aspettative” e, se non dovesse avvenire, ci si potrà elogiare delle capacità di aver ottenuto un successo superiore alle aspettative. Rimane ovvio che qualora la curva dei “contagi” (non della malattia sia chiaro) aumentasse potrebbe esserci un nuovo controllo di massa (ricordiamo la dichiarazione di Conte in premessa, quella che abbiamo detto di tenere a memoria).

Continuiamo con il discorso di Giuseppe Conte.
Questo passaggio è FONDAMENTALE.

Dobbiamo dircelo chiaramente, questo rischio c’è e dobbiamo assumercelo e dobbiamo affrontarlo, però con metodo e con rigore, nella fase due quindi sarà ancora più importante mantenere le distanze di sicurezza, sarà fondamentale il comportamento responsabile di ciascuno di noi, “se vuoi bene all’Italia” devi evitare il rischio che il contagio si diffonda come lo puoi fare?

In questa parte si apre un nuovo “contenitore” vuoto, pronto per essere riempito nel futuro. Conte parla di “rischio” di dovere di assumerci tale rischio e del dovere di affrontarlo. Di nuovo introduce il concetto di obbligo. Aggiunge i termini “metodo” e “rigore” senza ovviamente spiegare cosa intenda per “metodo” e cosa significhi realmente “rigore”. In pratica la cosa che sappiamo è che in caso di aumento della curva dei contagi il governo potrà imporre nuovi obblighi. IL CONCETTO DI OBBLIGO è ben evidente nell’uso del termine “dovere” ripetuto più volte.
Quel “sarà fondamentale il comportamento responsabile di ciascuno di noi” introduce l’idea che “la responsabilità” è in mano a ognuno di noi, che ogni cittadino dovrà rispondere del proprio comportamento. Questo lo dichiara dopo l’uso dei concetti di OBBLIGO. Significa che il comportamento responsabile, altro non è che l’adesione passiva a delle imposizioni di Stato. Sembrerebbe così anticipare una riduzione della nostra capacità di autodeterminazione e di scelta.

“Se vuoi bene all’Italia”. Conte inizia a introdurre lo Slogan del decreto. La forma “Se > Allora” nasconde davvero molte insidie.

La formula “SE VUOI BENE… ALLORA DEVI”. Qui c’è il primo passaggio dal NOI al TU. Una modalità diretta a ognuno. TU DEVI. Di nuovo notiamo l’uso del “DOVERE”, dell’obbligo, dell’imposizione.

La prima parte di questo slogan è prettamente morale, puramente soggettiva e nasconde ancora una volta un tentativo di sviluppare un sentimento di tipo nazionalista

Analizziamo il “SE VUOI BENE”. Ognuno di noi può decidere “Se e Come” volere bene a una persona, a un oggetto, a una comunità o, più ampiamente, a un sistema anche astratto. Non possiamo essere obbligati né ad amareessere obbligati al modo in cui amiamo.

Giuseppe Conte è un essere umano come ognuno di noi, il governo è composto da esseri umani e sono molte meno persone rispetto al resto della popolazione. C’è un piccolo gruppo in posizione dominante che ci vorrebbe “OBBLIGARE AL COME AMARE”.

Ognuno di noi, da essere umano, con i propri liberi principi MORALI potrebbe affermare altro e dire “Se vuoi bene agli italiani allora non obbligare ad amare” oppure “Se vuoi bene all’Italia non obbligare ai vaccini o alle cure di Stato” o ancora “Se vuoi bene all’Italia cancella i segreti di Stato” oppure “Se vuoi bene all’Italia garantisci la tutela della libertà di scelta” e così via.

Proviamo a leggere la formula di comunicazione utilizzata dal Governo sostituendo i contenuti.
Estremizziamo soltanto allo scopo di capire il senso rispetto a quanto stiamo affermando. “Se ami la Germania di Hitler devi fare X” oppure “Se ami l’Italia di Mussolini DEVI fare Y”… Il Premier Conte usa la stessa formula, infatti sta affermando“Se Ami l’Italia di Conte DEVI fare Z”!

Un contenuto chiaramente diverso ma lo stesso identico processo di comunicazione. Un tentativo di creazione di un sentimento nazionalista e un obbligo di comportamento basato su un concetto soggettivo di tipo puramente morale calato dall’alto su tutti.

Giuseppe Conte, con una sola frase, sembrerebbe annullare la libertà di scelta del “modo” di volere bene. Si mette in posizione di superiorità morale, di dominanza filosofica e impone il “COME VOLER BENE”. Quindi se vuoi bene all’Italia DEVI fare quello che io dico, che noi dall’alto diciamo. Di conseguenza “se facessimo qualcosa di diverso da ciò che LORO impongono” significherebbe che “non vogliamo bene all’Italia” e quindi potremmo diventare “NEMICI DELL’ITALIA”, nemici del bene pubblico, nemici dello Stato con tutte le conseguenze del caso.  Lo SLOGAN DI STATO richiama drammaticamente altri tempi, ahinoi, recenti.

Il messaggio di Conte continua così:

Non bisogna mai avvicinarsi, bisogna rispettare le distanze di sicurezza almeno 1 m, questo è fondamentale e guardate anche nelle relazioni familiari con i parenti bisogna stare attenti perché bisogna rispettare questa precauzione. Teniamo conto che gli scienziati e gli esperti ci dicono che almeno un contagiato su quattro, la causa di questo contagio, è nelle relazioni familiari. Vogliamo tutti che il paese riparta ma, l’unico modo per convivere in questa nuova fase con il virus e non ammalarci, è la distanza sociale.

In questa parte del messaggio “Non bisogna mai avvicinarsi, bisogna rispettare le distanze” c’è ancora una volta un obbligo. La formula della distanza è importantissima nel nostro discorso sull’analisi del contenuto latente del messaggio. Conte la utilizza nello slogan “Se ami l’Italia mantieni le distanze” e poi la ripete quasi ossessivamente per tutto il discorso. Una tecnica tipica del “mass-market” è la ripetizione. Entrerà nel nostro cervello senza accorgercene. Diventerà quasi un’ovvietà. Giuseppe Conte ci sta facendo abituare alla DISTANZA SOCIALE come a un forma di cura, a una necessità, un obbligo morale, quasi un’esigenza voluta dal popolo, ma che in realtà non è una scelta libera ma un obbligo normativo con tanto di sanzioni per chi non lo rispetta. Qui si insinua un atteggiamento, il controllo anche dal basso, tra pari, persone che guarderanno i propri pari come possibili “trasgressori”.

Giuseppe Conte aggiunge “anche nelle relazioni familiari”. Il presidente del consiglio parla di “scienziati” e di “esperti” che affermerebbero che un quarto dei contagi avverrebbe in famiglia, non indica però che la maggior parte dei contagi avviene in ospedale e non parla dei decessi reali causati direttamente dal coronavirus (i dati degli esperti NON discriminano tra morti soltanto positivial sars-cov-2 e morti per covid-19 o per complicanze) e di certo Conte non accenna al fatto che esistono ogni anno 45.000 casi di decessi per cause iatrogene (dovuti alle cure).

Ancora una volta comunque affermare che il 25% dei contagi è all’interno di relazioni familiari è pleonastico. Hanno addirittura pagato esperti scienziati per dirlo. E’ ovvio che i contagi avvengano nelle relazioni più strette. Vale per qualsiasi malattia infettiva, dall’influenza stagionale al raffreddore, dalla varicella al morbillo. Insomma non serve uno “SCIENZIATO”!

Detto questo perché NON SI OBBLIGA alla distanza per l’influenza stagionale? Per ogni altra malattia o per influenza stagionale gli esperti CONSIGLIANO ma lo Stato NON OBBLIGA pur essendo i dati molto preoccupanti. Ricordiamo che per l’influenza stagionale abbiamo fino a 1 miliardo di contagi e fino a 600.000 morti ogni stagione.

Ciò che è più importante in questa comunicazione è proprio l’attenzione alla “DISTANZA SOCIALE”. Sfruttando il concetto di “lo dicono gli esperti” (che sembra quasi una formula “scarica barile”) quindi attraverso l’uso di una specie di “conoscenza superiore” si afferma, senza possibilità di dissenso o confutazione, che “L’UNICO MODO […] E’ LA DISTANZA SOCIALE”.

Chi decide a quali esperti rivolgersi? Ovviamente sono gli “esperti scienziati” scelti da chi già sta in posizione dominante, coordinati da dirigenti già legati al sistema. Sappiamo tutti che esistono anche “SCIENZIATI” e “ESPERTI” (anche più prestigiosi e comunque con la stessa dignità scientifica di altri) fuori dal sistema di retribuzione pubblica che affermano altro. Questi ovviamente non vengono ascoltati e per IL GOVERNO CONTE l‘unico modo (altro non può esistere, altro non è proprio contemplato)  sarebbe la distanza sociale.

Questa AFFERMAZIONE contiene un altro messaggio latente. IL CONTROLLO delle DISTANZE.
Ecco la formula di comunicazione adottata:

  1. VISTO CHE gli esperti ai quali abbiamo deciso di rivolgerci dicono l’UNICO MODO per non ammalarsi è la DISTANZA SOCIALE
  2. VISTO CHE tale affermazione è la verità assoluta e inconfutabile
  3. VISTO CHE lo Stato deve tutelare la salute pubblica
  4. ALLORA lo Stato potrebbe mettere in atto qualsiasi misura di controllo della DISTANZA SOCIALE (il Contact Tracing, ricordiamo la frase in premessa)

Vediamo come, la comunicazione, si va a insinuare nel nostro cervello fino a far sembrare logico il concetto di “OBBLIGO AL CONTROLLO” della distanza sociale.

In realtà non c’è nessuna relazione logica tra il “CONTROLLO DI STATO” delle distanze attraverso tracciamento e la tutela della salute. Stiamo parlando di “CONTROLLO”. La relazione logica c’è tra “mantenere un comportamento di profilassi liberamente scelto per se stessi e per gli altri” per “evitare di contagiarsi e contagiare”, come avviene per qualsiasi stato influenzale. Ciò che non è LOGICO è il CONTROLLO DI STATO.

INFATTI gli esperti e l’Istituto Superiore di Sanità potrebbero, come fa per l’influenza o per ogni altra malattia infettiva, avvertire sulla profilassi. Cosa che si fa normalmente, da sempre. Ad esempio, per evitare il contagio da HIV usate il profilattico o, più semplicemente, per evitare di contrarre influenza stagionale, non portate mani su bocca, naso, occhi, ecc. e cercate di usare una certa distanza per cercare di prevenire. O ancora, se hai febbre cerca di non uscire, non andare al lavoro, per non contagiare gli altri. Sappiamo bene che questa si chiama semplicemente “educazione”. Le “buone prassi” di prevenzione ci sono sempre state.

In questo caso INVECE, Giuseppe Conte, non fa riferimento né “senso civico”, non punta sull’educazione sanitaria. INSERISCE UNA SERIE DI OBBLIGHI. Si tratta di obblighi veri e propri in quanto sono previste sanzioni. Se una persona uscisse con febbre durante l’influenza stagionale contagiando di fatto anche altri (ecco perché al mondo ci sono fino a un miliardo di contagi a stagione) non è prevista alcuna sanzione!

Ripetiamo quindi non c’è reale logica tra la profilassi rispetto al diffondersi di un’influenza come quella da sars-cov-2 e l’OBBLIGO DI TRACCIAMENTO.

Ora sarà molto più semplice capire il contenuto latente presente in quanto Giuseppe Conte continua ad affermare:

Se non rispettiamo quindi la distanza, se non rispettiamo le precauzioni, la curva risalirà e potrà andare fuori controllo aumenteranno i nostri morti, i nostri defunti e avremo danni veramente a quel punto irreversibili per la nostra economia, “se ami l’Italia” permettetemi di dirlo mantieni le distanze.

Eccolo di nuovo lo SLOGAN “Se ami L’italia… mantieni le distanze”.
Il concetto di distanza, la ripetizione della parola, servirà poi al Governo per favorire una percezione quasi positiva al controllo sociale dall’alto, come se fosse richiesto dal popolo.

Il premier, con tale comunicazione, rimanda la RESPONSABILITA’ ai cittadini. Usa una velata minaccia. “Se non rispettiamo […] la distanza, se non rispettiamo le precauzioni” ovvero se non rispettiamo gli obblighi imposti, ALLORA “aumenteranno i morti”, “avremo danni irreversibili per la nostra economia”. Nel contenuto manifesto del messaggio CONTE sembra associare psicologicamente i DEFUNTI a DANNI IRREVERSIBILI PER L’ECONOMIA. Questo è l’espediente comunicativo, far percepire una sensazione legata al dolore associato alla perdita di un caro all’economia.  Ma cosa c’entra?

In realtà il contenuto latente è altro. Giuseppe Conte sembra “minacciare” il popolo italiano affermando “O FAI COME DICIAMO O CI SARANNO DANNI”.

Prima sfrutta un contenuto “morale”: “se ci saranno altri morti la responsabilità sarà di chi non rispetta le regole” ovvero la responsabilità sarà del popolo. In questo modo si insinua ancora una volta quel “controllo dal basso, il controllo tra pari” di cui abbiamo già accennato ovvero, lo ribadiamo, potrebbero così esserci cittadini che “credendosi nel giusto” saranno pronti a denunciare chi loro “crederanno nel torto”. La denuncia a chi potrebbe essere un possibile trasgressore. Basti pensare all’accanimento delle persone sui social network contro i runner, contro chi non indossa bene la mascherina, contro chi prova a vivere anche un po’ di normalità uscendo per una passeggiata, contro addirittura gli anziani che uscivano due volte al giorno per fare la spesa. Insomma questa comunicazione rafforza il “peer control”.

Perché quindi Giuseppe Conte parla di danni irreversibili per l’economia? In realtà anticipa quello che dirà dopo, perché sta parlando che potrebbero esserci “NUOVE RESTRIZIONI”, nuovi interventi del governo. Il concetto di irreversibile sembra un rafforzativo ma potrebbe significare che potremo aspettarci un punto di non ritorno. Insomma, ci stanno avvertendo! Insomma “i morti e i danni all’economia” saranno nostra responsabilità, responsabilità dei cittadini.

L’attività di nuovi controlli e nuove restrizioni sembra evidenziarsi nel passaggio successivo del discorso di Conte:

Anche il governo ovviamente ha un compito specifico, in questa nuovo fase, dovremmo vigilare, monitorare costantemente, affinché questa curva si mantenga sotto controllo, non risalga e dovremmo essere pronti per intervenire in modo rapido, efficace, tempestivo, laddove l’andamento della curva epidemiologica dovesse diventare critico.

Ora è molto più chiaro, vero? Secondo noi questo passaggio è il più tragico.

  • il governo “ovviamente” ha un compito specifico. Ecco la presa di “potere” decisionale dall’alto.
  • dovremmo vigilare, MONITORARE COSTANTEMENTE. Ecco l’azione del governo. Un’azione di vigilanza (contiene probabilmente il concetto di sanzione) e soprattutto MONITORARE. Ricordiamo la frase in premessa, “il rafforzamento del contact tracing”? Ecco che senza dire il Governo crea un nuovo contenitore. NON DICONO IL COME! “Come” vigilare? “Come” Monitorare?. Dentro queste poche parole potrebbe esserci l’obbligo di installare app, un futuro obbligo di chip di controllo, per non parlare di altro!
  • dovremmo essere pronti per intervenire in modo RAPIDO, efficace, tempestivo. Ancora una volta non DICE IL COME. E qui può essere drammatico. Intervenire in modo “rapido” significa senza passare per azioni di verifica, senza richiedere autorizzazioni, senza quindi possibilità di scelta da parte nostra. Questo messaggio può contenere misure davvero drastiche. Potrebbe arrivare addirittura all’uso dei servizi sociali e della forza pubblica per entrare nelle nostre case (1/4 dei contagi è all’interno delle famiglie e lo ha detto in modo molto esplicito Conte, sottolineandolo) e portare via, isolare, chi potrebbe risultare positivo (pur se non malato) come un figlio, un partner, un genitore. Fino a obbligarci a cure secondo i loro protocolli, a vaccini scelti da loro. Ovviamente CONTE non lo dice perché non è detto che accadrà questo, ma non lo esclude. La minaccia è lanciata! Crea un contenitore che potrà riempire come meglio crede. Il concetto di RAPIDO è preoccupante come lo è quello di “EFFICACE” perché l’efficacia è soltanto quella scelta da loro, in modo del tutto arbitrario.

 

Poi il discorso continua:

Abbiamo predisposto un meccanismo, adesso ve lo racconterò, per tenere sotto controllo questa curva, per consentirci di intervenire laddove dovesse sfiorare momenti critici […]

Questo passaggio rimarrà quasi del tutto oscuro. Quel “adesso ve lo racconterò” non ci sarà davvero completamente in nessuna parte del discorso successivo. Insomma, non ce lo racconterà in modo chiaro. Ci sarà esclusivamente un cenno a tale meccanismo, alla fine del discorso, quando parla di “controllo” di tutti i dati che “giornalmente” le regioni si dovranno impegnare a trasmettere. Conte accenna al fatto che il governo potrebbe intervenire, in caso di problemi, e “chiudere il rubinetto” (frase questa piuttosto enigmatica in quanto non si capisce cosa voglia indicare. Potrebbe, in termini pratici, attivare, secondo un proprio algoritmo di valutazione, un impedimento allo spostamento, circoscrivere il focolaio intervenendo con azioni di isolamento forzato, individuale, familiare di gruppo o di un’intera comunità).

Conte parla di un meccanismo per tenere sotto controllo la curva e per consentire agli organi decisionali di intervenire laddove dovesse sfiorare momenti critici”. Nel discorso che seguirà, lo ribadiamo, non ci sarà molta chiarezza su tale metodo. Fatto sta che ha comunque affermato che potranno intervenire in caso di momenti critici e, come al solito, manca “il come”.

Così il premier continua:

stiamo tutti affrontando una prova molto dura anche nei prossimi mesi ci aspetta una sfida molto complessa […] possiamo quindi anche reagire negativamente in questa fase, potremmo affidarci al risentimento, perché no alla rabbia, a ricercare un colpevole, potremmo prendercela con chiunque ci capiti a tiro, in famiglia con i familiari, con l’Europa, con il governo con i politici con le regioni con la stampa.

Questa tecnica di dichiarare cose che già avvengono è piuttosto semplice in comunicazione.
Conte sta associando i concetti/sentimenti soggettivi come “risentimento”, “rabbia” e azioni come la “ricerca di un colpevole” ad atteggiamenti piuttosto ovvi, comuni e che già ci sono da tempo.

In modo strategico parla prima del rischio di “prendercela con chiunque chi capiti a tiro, in famiglia”. Fa quindi inizialmente leva su qualcosa che tutti condanniamo come le violenze familiari ma immediatamente apre ai macro-sistemi come Europa, Governo, Politici, Regioni, Stampa.

Nella psicologia della comunicazione il primo sentimento verrebbe esteso, da buona parte degli ascoltatori, anche al resto del periodo.

In pratica Conte sembra volerci far sentire “colpevoli” nel cercare “un colpevole” ovvero un responsabile. Parliamo ancora più chiaro allora e poniamoci delle riflessioni.

Se fosse responsabile la stampa o i media di diffondere notizie allarmanti pompate?
Se fosse il Governo a mettere in atto comunicazioni fallaci scaricandole sul comitato tecnico-scientifico?
Se fosse l’Europa o il mondo in accordo per creare allarma sociale e inserire sistemi di controllo individuale per il futuro?

Allora cosa accadrebbe. Nella comunicazione di Stato appare in tutta la sua evidenza il tentativo di affermare che ciò che lo Stato dice è vero e che il “diffidare” o “dissentire” o semplicemente “criticare” potrebbe essere una sorta di atteggiamento da condannare a priori.

Insomma Giuseppe Conte usa una strategia di comunicazione che cerca di insinuare colpa nel cercare colpe, nel pensare diversamente, nell’avere un’opinione che dissenta dalle imposizioni da posizione dominante.

Leggiamo quello che dice in seguito il rappresentante del Governo Italiano:

[…] oppure invece possiamo operare un’altra scelta, scacciare via rabbia, risentimento, e pensare a cosa ciascuno di noi può fare per risollevare la nostra comunità, per consentire una più rapida ripresa, dipende da noi , dal compito che ciascuno di noi si sentirà di svolgere, ciascuno di noi, tutti, indistintamente nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, dobbiamo gettare le basi della ripartenza del paese, dobbiamo rispettare quindi le raccomandazioni, dobbiamo rimboccarci le maniche e vi assicuro che il governo farà la sua parte.

La comunicazione in questo momento si sposta (così anche il tono di voce diviene più morbido, dai toni retorici).

Nel messaggio latente Conte sembra “invitare” ad annullare i nostri liberi sentimenti, la nostra capacità critica, il nostro pensare in modo autonomo e  invita allo stesso tempo ad adottare una forma di comportamento unico basato però sull’obbligo di rispettare le “raccomandazioni”.

“Una raccomandazione” che di per sé è un consiglio diviene “imposta”.
DOBBIAMO RISPETTARE LE RACCOMANDAZIONI” per settimane, anzi, per mesi.

L’attenzione su questo stralcio è focalizzata di nuovo sulla “nostra responsabilità” e, se proprio dobbiamo trovare “un colpevole” i colpevoli saremmo tutti noi cittadini.
Infatti “DIPENDE DA NOI” (cittadini) e conclude “VI ASSICURO CHE IL GOVERNO FARA’ LA SUA PARTE” (ancora una volta senza indicare con chiarezza “il come”).

E ancora:

Serve una stagione intensa di riforme, deve essere questa l’occasione per cambiare radicalmente tutte quelle cose che nel nostro paese non vanno e non vanno da tempo. Io e la squadra, insieme a tutta la squadra dei ministri, noi non ci tiriamo indietro, non ci tireremo indietro, avete visto ci battiamo, ci siamo già battuti e continueremo a batterci in Europa ma anche in Italia per cambiare tutte le cose che non vanno.

Una stagione di riforme, deve essere questa l’occasione per cambiare RADICALMENTE tutte quelle cose che nel nostro paese non vanno e non vanno da tempo. Assurdo pensare al coronavirus come a “un’occasione” rispetto a manovre che il governo avrebbe già dovuto mettere in atto.

Se si volesse cambiare qualcosa lo si farebbe con proposte in parlamento da subito, vista l’ammissione che alcune cose non vanno da tempo. Ma non è questo il punto.

Quali sarebbero “le cose che non vanno?” secondo Conte? Ovviamente non lo dice con chiarezza, ormai ci stiamo abituando a questo modo “vuoto” di comunicare.

E’ un’ovvietà che tutti noi sappiamo che ci sono cose che non vanno nel paese, da sempre. Ma quali?
Alcuni italiani potrebbero pensare che il sistema di tassazione sia troppo elevato, che le imposte siano ingiuste e esagerate, che sarebbe utile abolire le imposte di bollo, che non debba esserci più l’imposta di possesso sulla tv (canone), che andrebbero aboliti gli ordini professionali, che andrebbe abolito il “passaggio di proprietà” per i veicoli, che gli stipendi dei parlamentari siano troppo elevati, che non ci sia una reale tutela della libertà di pensiero, che andrebbe annullato ogni obbligo alle vaccinazioni, che andrebbe garantita maggiore libertà di dissenso o che ci possa essere essere una regime fiscale basato su imposte regressive anziché progressive, e così via all’infinito.

La domanda rimane ancora una volta aperta, ma per il GOVERNO CONTE quale sarebbero le cose che non vanno, cosa vorrebbe cambiare? Non è detto che le riforme che ha in mente Conte siano le stesse che hanno in mente i cittadini italiani. Conte potrebbe intendere qualsiasi cosa. Ecco allora l’ennesimo “contenitore vuoto” da riempire in futuro!

Un punto fondamentale del discorso è “AVETE VISTO” (voi cittadini)  – ecco l’uso del NOI > VOI –  “CI BATTIAMO IN EUROPA MA ANCHE IN ITALIA” (noi del governo).
Quando parla “ci battiamo anche in Italia” richiama una domanda “contro chi si stanno battendo in Italia?”. Una battaglia prevede un nemico. All’interno dell’Italia chi sarebbe il nemico? Chi la pensa diversamente? Contro le Fake News (e chi decide cosa sia una fake rispetto a cosa non lo sia)? Contro il pluralismo di pensiero? Contro il pensiero complottista? Contro gli scienziati di fatto che la pensano diversamente dal comitato tecnico-scientifico scelto da governo? Insomma… contro chi? Il Presidente Giuseppe Conte ancora una volta non lo indica.

Continuiamo con le parole del Presidente del Consiglio:

Questo piano che adesso vi illustro parte dal 4 maggio, quindi ve lo anticipiamo con molti giorni, perché ben strutturato, ben articolato, ben pensato, e deve anche essere da voi maturato, in modo da poterlo come dire mettere a frutto il migliore dei modi […]

Ricordiamo che in una parte precedente del discorso il Presidente Conte ha affermato che avrebbe spiegato il “meccanismo per intervenire in caso si dovessero sfiorare momenti critici“. Questa spiegazione, promessa e da noi attesa, non ci sarà mai per tutto il discorso. Le parole del premier ora passano al “piano” per la fase 2.

Da NOTARE BENE l’atteggiamento nella comunicazione. Conte afferma, sotto la propria responsabilità,”questo piano […] ben strutturato, ben articolato, ben pensato“.

Ci ricorda quasi il libro della Genesi: “Dio vide che era cosa buona e giusta”... Chi è che afferma che il piano è “BEN, BEN, BEN”? Guarda caso proprio gli stessi che lo hanno creato! In altre parole “non chiedere all’oste se il vino è buono!”. Un auto-elogio fine a se stesso.

Nella comunicazione  di Conte, ai cittadini non resta che un ulteriore obbligo. Quello che questo piano “DEVE ESSERE DA VOI” (cittadini) “MATURATO” perché “è “ben strutturato, ben articolato, ben pensato!“.

Ecco che NOI DEL GOVERNO facciamo cose buone e giuste e VOI (POPOLO) DOVETE maturare i nostri piani da noi stessi dichiarati come “ben fatti”, come cosa buona e giusta. Un atteggiamento assolutista, che annulla ogni contraddittorio.

Il tentativo sembrerebbe ancora una volta quello di annullare il dissenso, la critica, il pluralismo di pensiero. Cosa emerge ancora nel contenuto latente? “IL COLPEVOLE” qualora qualcosa non andasse bene indoviniamo chi si sarebbe? Ovviamente il popolo!
Infatti gli unici a essere multati siamo sempre e soltanto noi, ex “liberi” cittadini qualora non ci attenessimo agli obblighi del “ben fatto piano del governo”. Un cittadino che non fosse d’accordo diventerebbe immediatamente un trasgressori, un dissidente da denunciare e sanzionare, un colpevole.

Nel suo discorso Giuseppe Conte porge poi i ringraziamenti alla squadra di Governo e agli “Scienziati” e poi prosegue nel parlare del prezzo calmierato delle mascherine e della riduzione dell’iva e forse dell’annullamento dell’imposta su tali dispositivi di protezione personale. Nel messaggio c’è, ed è abbastanza chiaro, la prospettiva di una lunga “convivenza” con tali dispositivi da parte della popolazione.

Successivamente introduce il “Recovery Fund” e del ruolo fondamentale dell’Italia in Europa. Riportiamo lo stralcio in modo sintetico:

[…] Questo recovery fund è uno strumento innovativo che offrirà ai paesi più colpiti e tra queste ovviamente purtroppo c’è l’Italia, di percorrere una strada più rapida per la ripresa nel segno della solidarietà, e questo è stato possibile grazie a un lavoro di squadra […]

E ancora:

È innegabile, che se l’Italia, non avesse però posto queste condizioni sin dall’inizio, con forza, già lo scorso consiglio europeo nel corso di marzo, non avremmo mai ottenuto questo risultato, risultato storico fondamentale, un punto a nostro favore, e dobbiamo essere tutti orgogliosi, perché i risultati quando si consegue, sono così importanti, questo lavoro di squadra è sistema Italia che ha sollecitato questa risposta, il sistema Italia che ha ottenuto questa risposta.

Il premier italiano focalizza qui l’attenzione sul concetto di Sistema Italia, sul ruolo del paese e usa parole come forza e orgoglio (ancora una volta dichiara “dobbiamo” essere tutti orgogliosi!). Quindi i risultati per Conte appaiono come se fossero determinati da tutti (tecnica del coinvolgimento). Poi però continua usando la PRIMA PERSONA SINGOLARE e dice:

Io l’ho potuto fare, e sicuramente sono la punta di questo sistema, ma vi assicuro, che se non avessimo dato a livello non solo europeo ma Internazionale questa prova di orgoglio, di dignità, di forza di carattere e questo risultato non credo l’avrei mai conseguito.

L’uso della prima persona, IO GIUSEPPE CONTE. Conte di autodefinisce la Punta del Sistema, ovvero ciò che emerge. Fin qui sembra parlare di un lavoro di gruppo per poi arrivare alla frase finale che vedremo. “Questo risultato non credo l’AVREI” (IO) “mai conseguito“. Nella comunicazione usa il NOI per poi tornare all’IO. Se si avesse voluto davvero rispettare il coinvolgimento di tutti avrebbe potuto affermare “l’avremmo mai conseguito” invece sceglie proprio di dire “l’avrei”!

Conte prosegue sull’argomento del Recovery Fund e dichiara che ora lo strumento a disposizione andrà “riempito di consistenza economica”. Parla poi del ruolo delle iniziative economiche fino a ora messe in atto, dell’INPS, del reddito di cittadinanza e così via. Argomenti questi che tralasciamo come tralasceremo i contenuti inerenti “cosa consente” e “cosa non consente” il decreto del presidente del consiglio dei ministri del 26 aprile 2020.

In questa sede ci siamo occupati esclusivamente della comunicazione strategica, dei contenuti latenti nella comunicazione.

Molte persone probabilmente avranno avuto la sensazione di non “comprendere chiaramente” il discorso di Giuseppe Conte. A un primo ascolto infatti il contenuto del messaggio appare vuoto, privo di dettagli, soltanto un po’ impressionistico. Un tentativo di far suonare bene qualcosa che altrimenti stonerebbe a tutti. In realtà abbiamo visto che Conte dice più di ciò che dice e abbiamo scoperto la tecnica della creazione dei “contenitori”, degli “involucri” usando la comunicazione.

Con questo articolo abbiamo tentato di vedere quali scenari si potrebbero celare all’interno di una comunicazione. In un prossimo articolo proveremo a parlare di qualche contenuto inerente il decreto che, da come appare, non cambierà di molto la nostra situazione.
Ciò che potremmo chiederci è se questa “fase 2” possa rappresentare soltanto un tentativo di verifica della risposta della popolazione e se possa essere un primo passo verso un più ampio controllo, sfruttando “il rischio” di incremento dei contagi. Psicologicamente nessuno tenderebbe a voler tornare a una condizione di privazione e pertanto molti si troveranno quasi a “chiedere” di essere messi sotto controllo, accettare passivamente obblighi, per poter riprendere una parvenza di normalità.

Ora proviamo a sintetizzare i contenuti latenti più importanti ricordando che siamo sempre nel’ambito delle ipotesi, anzi, speriamo di indicare la “peggiore delle ipotesi” e che ciò, nella realtà, non avvenga.

  • In caso di problemi, tipo aumento dei decessi o  “irreversibili” problemi economici la responsabilità è spalmata su tutti i cittadini in quanto il “governo” ha messo in atto un piano “ben fatto”.
  • In caso di aumento della curva dei contagi a livello di potere decisionale centrale potranno essere messe in atto azioni rapide di controllo. Questo, come detto, potrebbe significare anche un’interferenza con la nostra autonomia decisionale, ovvero saltare autorizzazioni e non considerare eventuale “dissenso”. Potrebbero imporre una cura, oppure un isolamento di membri della famiglia, accedere alle nostre abitazioni, e così via.
  • Il controllo delle “distanze” e degli “spostamenti” verrà agito attraverso rafforzamento di contact tracing (potrebbe essere obbligo di APP di tracciamento fino al chip sottocutaneo o chissà quale altro strumento).
  • Il controllo sarà anche di tipo sanitario con applicazione di analisi molecolare e sierologica. Significa che potranno controllare non soltanto la presenza del “sars-cov-2” (la scusa) ma disporre un’analisi dell’eventuale propensione a sviluppare altre patologie e quindi “controllare” la popolazione su base sanitaria. Questo avrebbe un risvolto economico imponente. Potrebbe nel futuro essere usata per discriminare “chi curare” da “chi sacrificare”, per controllo demografico, oppure per scegliere a chi “concedere prestiti” a breve, medio o lungo termine piuttosto che scegliere quali soggetti potranno “contrarre assicurazioni sulla vita” e così via (il limite è soltanto la fantasia!).
  • Obbligo di adeguamento della popolazione a un pensiero unico,  a protocolli di controllo e di “pseudo” prevenzione. Questo potrebbe significare anche un potenziale controllo centrale dei focolai di dissenso, possibilità d’intervenire per reprime qualsiasi azione libera (con la scusa di una responsabilità nella diffusione della pandemia).

Ribadiamo la nostra posizione sul controllo individuale e di massa. Non esiste alcuna logica tra prevenzione e controllo attraverso contact tracing. La logica ci sarebbe tra prevenzione ed educazione, esattamente come già avviene.

a cura di
REDAZIONE SIC NEWS
28 aprile 2020

Come citare questa
SIC NEWS (2020)
Analisi della Comunicazione del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte
nella conferenza sul DPCM Fase 2 “Se Ami l’Italia…” del 26.04.2020.
IDEAGONO.NET, 28 aprile 2020

 

 

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