Scelte Politiche e Disturbi Mentali. I rischi per la salute di lockdown e controllo sociale. Depressione suicidio ansia fobie insonnia e problemi macro-sistemici


PSICOLOGIA. Chi pagherà i danni arrecati alla salute “mentale” dal lockdown e dal controllo sociale? E’ possibile che una scelta politica possa generare più danni alla salute di quelli che vorrebbe prevenire? Il concetto di tutela della salute e, più ampiamente, di tutela del benessere non può escludere la salute cosiddetta “psichica”. L’organismo umano non è fatto a compartimenti stagni. Lo stato di benessere va inquadrato in una cornice molto ampia di tipo “bio-psico-socio-ambientale” o almeno di tipo “psicofisico” (o psicofisiologico). In questo momento storico, legato allo stato pandemico dichiarato dall’OMS relativo al coronavirus SARS-CoV-2, l’attenzione dei governi e della sanità pubblica sembra focalizzato quasi esclusivamente sul contenimento dal potenziale contagio da coronavirus e molto meno sulle conseguenze delle scelte politica messe in atto sulla salute mentale.

Tutte le misure “obbligatorie” di protezione individuale, di distanziamento sociale, di limitazione dell’autodeterminazione e dell”autonomia decisionale, l’impedimento degli spostamenti anche per potersi congiungere con familiari, amici, parenti, fidanzati, le sanzioni imposte, il considerare “psicologicamente” ogni cittadino un potenziale “trasgressore”, un dissidente soltanto perché le forze di polizia potrebbero decidere che comprare due bottiglie d’acqua non sia un motivo sufficiente per uscire, e così via, sembrano dimenticare l’importanza fondamentale dei fattori psicologici nel mantenimento dello stato di salute “globale” dell’essere umano, sia a livello individuale che sociale.

L’isolamento e la privazione della capacità di potersi percepire liberi, autodeterminati ovvero la riduzione di quello che la psicologia emotocognitiva ha già avuto modo di definire “senso di volizione” cioè la capacità di “essere agenti diretti della propria esperienza” contiene un rischio piuttosto elevato di psicopatogenesi ovvero di produrre “disturbi psicologici” o di esacerbare sintomi già presenti.

I rischi maggiori, a livello individuale, potrebbero essere legati a sintomi e disturbi come alterazioni dell’umore, in particolare disturbo distimico e depressione maggiore, disturbi correlati a stress, disturbi di adattamento, fobie specifiche, disturbi da sintomi somatici, disturbo ossessivo-compulsivo (pensiamo alle ossessioni da contaminazione), ansia generalizzata, disturbi del sonno come insonnia o ipersonnia, disturbi legati a ansia da malattia (ipocondria), pensieri di suicidio, ideazione suicidaria, fino all’atto del suicidio vero e proprio. Senza escludere l’esacerbazione di problematiche affettive e relazionali.

Questi disturbi non sono correlati direttamente al “coronavirus” ma alle misure restrittive imposte sulla popolazione, all’informazione allarmistica da parte di alcuni media e organi istituzionali, all’eventuale atteggiamento “sospettoso” o “aggressivo” di alcuni membri delle forze dell’ordine nel rapportarsi al cittadino, alla sensazione di “controllo” ovvero, in una parola, al lockdown imposto dal governo.

Ripetiamo la domanda iniziale “chi pagherà per questi danni”? La salute psicologica ancora una volta sembra essere messa in secondo piano mentre sappiamo benissimo quanto il nostro benessere “psicologico” sia determinante per la nostra salute “globale”, lo ribadiamo, sia a livello individuale sia a livello sociale più ampio. La reazione dell’organismo, in un’ottica sistemica, non si limita al singolo soggetto colpito ma può interessare l’intera comunità. Un individuo “oppresso” si può ribellare (all’interno di sé stesso, di una coppia, di una famiglia, di un gruppo) così un “popolo oppresso” potrebbe ribellarsi con una forza in misura superiore alla percezione della forza di oppressione. Questo è un altissimo rischio per la salute di tutti. Gli aspetti “psicologici” non vanno sottovalutati a nessun livello del sistema.

Facciamo un esempio di quanto, a livello individuale in questo caso, possa incidere sulla salute dell’intero organismo un problema di alterazione del ciclo sonno-veglia come l’insonnia.
L’insonnia rappresenta un problema di notevole importanza, fin troppo spesso sottovalutato. E’ un disturbo già piuttosto frequente nella popolazione ma in tale condizione di “lockdown” può essere gravemente esacerbato. Anche chi non ha mai sofferto d’insonnia prima d’ora potrebbe iniziare a sviluppare tale disturbo. La carenza di sonno determina molte patologie “somatiche” correlate. Si va da una riduzione della risposta immunitaria alla maggior difficoltà per il corpo di rimarginare le ferite (derivato dall’aumento di cortisolo). Senza considerare la maggior irritabilità e altre sintomi di natura psicofisiologica. Le alterazioni del ciclo sonno-veglia sono spesso associate quindi a una seria riduzione del nostro stato di salute globale.

Abbiamo accennato ad altri problemi di natura psicologica tra i quali, per la sua irreversibilità, spicca il commettere suicidio. In “comprensione e prevenzione del suicidio” (Baranello, 2011), articolo pubblicato integralmente su PSYREVIEW.ORG , si legge quanto segue:

Ogni azione anche sociale che mirasse a limitare l’autodeterminazione di un soggetto porta in sé un altissimo rischio patogenetico impedendo di fatto all’organismo di attivare i suoi naturali processi di scambio. […] L’ideazione suicidaria trova quindi terreno fertile in ogni condizione in cui un […] essere umano, ma anche una coppia, una famiglia o addirittura un gruppo, si trovasse in uno stato di inibizione rispetto alla propria autodeterminazione, in cui venissero meno processi di scambio e di mutua-regolazione, indipendentemente dal contenuto della specifica situazione.

Questo stralcio, del 2011, sembra alquanto profetico letto oggi, dopo 9 anni dalla sua pubblicazione. In realtà è una “logica” sempre valida, basata sui principi espressi da molti anni dalla teoria emotocognitiva. Ogni forma di “limitazione dell’autodeterminazione porta in sé un altissimo rischio patogenetico”.

Nello stralcio sopra menzionato si parla chiaramente a livello sistemico quando si citano i sistemi “coppia, famiglia, gruppo”. Possiamo così sintetizzare che quando un “sistema” (individuo, coppia, famiglia, gruppo) si trovasse in uno stato di limitazione alla propria capacità di autodeterminarsi o in cui venissero inibiti scambi, indipendentemente dal motivo, ci sarebbe un altissimo rischio di sviluppare “patologia” (nello specifico dell’articolo “psicopatologia”).

Minore è la sensazione di essere liberi maggiore la probabilità di sviluppare un disturbo compreso il commettere suicidio.

Nel 2001, in “introduzione al concetto di Trauma” abbiamo avuto modo di introdurre il concetto di “trauma sociale” sintetizzandolo così:

Con trauma sociale intendiamo definire eventi o situazioni traumatiche condivise con una comunità di appartenenza o un gruppo, o potenzialmente condivisibili.

Il Trauma Sociale è sempre un “trauma” vale a dire una manifestazione “problematica” rispetto al complesso delle variabili che ne hanno favorito l’emergere.

Il fatto che una situazione sia potenzialmente condivisibile non annulla l’impatto traumatico sui soggetti che la vivono, lo potrebbe contenere rispetto ad altre situazioni ma di fatto rimane un “trauma”.

Ogni “evento” che coinvolga un macro-sistema si inserisce infatti necessariamente all’intero di sistemi più ristretti, individuali, relazionali, familiari, di gruppo determinando modificazioni a questi livelli.

A causa del “lockdown” imposto dal governo, si è innescata una reazione a catena che ha portato alla riduzione della nostra capacità di autodeterminazione, violando nella pratica una necessità umana primaria, la capacità di ognuno di poter essere artefice della propria esperienza.
Lo stato di Lockdown e le scelte governative potrebbero portare allo sviluppo di un vero e proprio “LOOP DISFUNZIONALE” (Baranello, 2006) all’interno del sistema globale che andrà a interessare tutti i vari sotto-sistemi funzionali. Si tratta di un “circuito chiuso” patogenetico che si autoalimenta.

Vediamo in sintesi come funziona: il governo non considerando l’importanza determinante degli aspetti psicologici e della salute psicologica produce azioni che potrebbero, anziché risolvere il problema, determinarlo. L’aumento del problema porterebbe quindi all’applicazione di ulteriori azioni politiche purtroppo basate sempre sulla premessa iniziale del governo che quindi andrebbero a incrementare ulteriormente il problema. Così si innesca un “loop disfunzionale”. Una volta che il processo disfunzionale venisse innescato  e divenisse ridondante per molto tempo sarebbe in futuro quasi impossibile capire la sua origine e quello che si evidenzierebbe altro non sarà che una manifestazione sociale disfunzionale. In poche parole “un cane che si morde la coda”.

Chi sarà meno toccato negativamente, a livello sociale, saranno i “molto poveri” che vedranno più o meno invariata la propria situazione e i “molto ricchi” che potranno invece trarre il massimo vantaggio acquisendo maggiori risorse a prezzi più bassi sfruttando l’impoverimento del cosiddetto “ceto medio”. Chi ovviamente ne risentirà maggiormente è quindi proprio il “ceto medio” ovvero la maggioranza delle persone. E’ proprio su questa maggioranza che si evidenzieranno il maggior numero di problemi anche dal punto di vista psicologico e psico-sociale.

Se il “LOCKDOWN” di per sé può essere considerato un evento “potenzialmente traumatogeno” nel senso di un “trauma sociale”, le sue conseguenze creano situazioni potenzialmente traumatogene nel senso di un “trauma relazionale”, più intimo e interno al singolo e al suo micro-contesto di relazioni. Allo stesso tempo inibendo la capacità di sperimentare senso di volizione, quindi riducendo l’autodeterminazione, questa scelta politica necessariamente incrementa la sua probabilità traumatogena. Ora ci troviamo all’inizio della genesi del “Loop Disfunzionale” (ibidem).

A livello della salute “individuale” ci potremmo aspettare, purtroppo, un aumento o esacerbazione di sintomi disturbi quali:

  • Pensieri e ideazione suicidaria
  • Tasso dei suicidi
  • Ansia, Fobie e Attacchi di Panico
  • Ansia da Malattia (ipocondria)
  • Disturbi da Sintomi Somatici
  • Disturbo Ossessivo-Compulsivo
  • Sintomi “Paranoidi”
  • Alterazioni del ciclo sonno-veglia (insonnia, ipersonnia, jetlag)
  • Alterazioni dell’umore (depressione e distimia)
  • Disturbi correlati a trauma e stress
  • Disturbi dell’Adattamento
  • Problematiche affettive e relazionali

Gli aspetti dalla salute mentale dovrebbero essere di primaria importanza visto l’impatto sulla salute “psicofisica” complessiva e sulla salute “sociale”. Ogni azione di governo, e più ampiamente politica, dovrebbe tenere in “seria” considerazione tutto questo.

Gli aspetti psicologici, ricordiamolo ancora una volta, non condizionano soltanto la salute individuale, ma anche la salute di ogni sistema. La salute della coppia e della famiglia ma anche la salute dell’intero sistema sociale, a livello nazionale ma anche internazionale. Maggiore è la limitazione della libertà di un individuo o di un sistema maggiore sarà la forza della reazione. I problemi psicologici individuali o relazionali dei quali abbiamo accennato sono soltanto quelli del “micro-sistema” ma, lo sappiamo bene, potrebbero portare a “gravi” conseguenze sociali, una vera e “propria” patologia del macro-sistema.

Per scopi preventivi è necessario che, da parte delle istituzioni in particolare, sia rispettata la dignità umana e la capacità all’autodeterminazione, sia a livello individuale che a livello di coppia, affettivo, relazionale, familiare, di gruppo. La libertà, intesa come il “potere” di essere artefice ognuno della propria esperienza, è fondamentale per il benessere personale e condiviso e per evitare gravi danni, anche irreversibili, sulla salute dei  micro e dei macro-sistemi.

Anche l’atteggiamento delle forze dell’ordine dovrebbe essere basato sempre sulla “FIDUCIA NEL CITTADINO” e non sul guardare a un essere umano come un “potenziale trasgressore”. Inoltre è importantissimo evitare la percezione di “essere controllati“. La tendenza al “controllo sociale” come ad esempio il “contact tracing“, il “non ascolto” delle critiche e il tentativo di censura del libero pensiero nonché le stesse sanzioni, portano in sé un potenziale rischio per la salute psicologica personale e sociale. La sensazione di libertà è quindi di fondamentale importanza per la tutela della salute, una salute che deve essere considerata globale, di tipo bio-psico-socio-ambientale.

Quindi prestiamo particolare attenzione perché a volte una scelta politica, qualora partisse da una convinzione errata, pur se messa in atto con le migliori intenzioni, potrebbe generare più danni di quelli che vorrebbe evitare; danni che potrebbero essere irreversibili per molti, molti anni.

 

a cura di
Dott. Marco Baranello

come citare questa fonte
Baranello, M. (2020)
Scelte Politiche e Disturbi Mentali. I rischi per la salute di lockdown e controllo sociale.
Depressione suicidio ansia fobie insonnia e problemi macro-sistemici
SIC NEWS, 30 aprile 2020


Riferimenti Bibliografici

  • Baranello, M. (2001)  Introduzione al concetto di trauma. Psyreview.org. Roma, 03 marzo 2001.
  • Baranello, M. (2006)  Psicologia emotocognitiva: il loop disfunzionale. Psyreview.org. Roma, 10 marzo 2006.
  • Baranello, M. (2011) Comprensione e prevenzione del suicidio nella teoria emotocognitiva. Psyreview.org. Roma, 01 marzo 2011.

 

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