Oumuamua: Cometa o Spazzatura Aliena. L’ipotesi del Detrito Alieno di Abraham Loeb ex Dipartimento di Astronomia di Harvard


E’ ormai più una certezza che una possibilità la presenza di forme di vita intelligenti nell’Universo. La classica locuzione “non siamo soli” è quasi una banalità. Soltanto sulla Terra le specie e le razze per ogni specie sembrano quasi infinite. Dai funghi ai batteri, dai fiori agli alberi, dagli insetti agli esseri umani, dai volatili ai pesci, non possiamo dire che la natura abbia poca fantasia. Soltanto sulla Terra quindi di forme ce ne sono e a volte piuttosto stravaganti per il nostro modo di vedere, ovviamente noi potremmo sembrare stravaganti agli occhi di un insetto!
Detto questo come non pensare a miliardi e miliardi e ancora miliardi di specie in un universo che, per convenzione, consideriamo infinito.

La vita al di fuori della Terra è quindi una certezza. Poi dal pensare a forme di vita extraterresti si passa all’idea di forme di vita intelligenti in grado di agire, come l’essere umano, un certo grado di potere sul proprio ambiente. Forme di vita aliena in grado di costruire oggetti, mezzi di trasporto, pensare in modo creativo.
Certo, anche questa modo di pensare agli extraterresti è comunque nell’ottica umana. Potrebbero esistere forme di vita in una forma “energetica” su un altro piano di realtà interagente con il nostro. Alla fine unico limite resta la nostra immaginazione.

Alla capacità di pensare e fantasticare umana si affianca la nostra capacità di osservazione.  E’ possibile che ci passi un alieno davanti agli occhi, magari ci cammina accanto, e noi non siamo in grado realmente di percepirlo alieno. Non perché sia invisibile davvero piuttosto perché potrebbe essere visto diversamente dai nostri sensi.
Esiste un processo psicofisiologico per il quale ogni cosa realmente nuova l’essere umano tende a inquadrarla all’interno del già noto, la fa rientrare in una categoria già conosciuta. In ambito scientifico nel caso per il quale sia proposta una teoria estremamente nuova la maggioranza di chi si occupa di scienza tenderebbe a collocare le nuove teorizzazioni in “strutture mentali” più consolidate non vedendo il nuovo. Nel caso di nuove forme, di alieni o di UFO (Oggetti Voltanti non Identificati non necessariamente di origine Extraterrestre), è possibile quindi che l’osservatore li veda sotto l’ottica del già conosciuto.

Così il professor Abraham Loeb, autore di numerose pubblicazioni, plurilaureato, ex direttore del dipartimento di astronomia di Harvard nonché consulente alla Casa Bianca, soltanto per affermare che non sia di certo il primo arrivato, ha affermato che nell’anno 2017 si è avuto un “incontro” con quella che potrebbe essere tecnologia extraterrestre. Per Loeb, anzi, qualora iniziassimo a guardare con occhi diversi probabilmente troveremo molti “detriti” alieni già presenti nel nostro sistema solare. Insomma, sintetizzando un noto aforisma, il processo di scoperta ha bisogno di nuovi occhi.

Cos’è successo nel 2017? Scienziati di tutto il mondo, nel settore di studio Astronomico ovviamente, non hanno potuto non notare un “oggetto” astronomico in transito all’interno nel nostro sistema solare, un oggetto lungo quasi centro metri, con una forma allungata e un moto di spostamento “degno di attenzione”, non apparentemente simile a comete o altri corpi celesti come gli asteroidi. L’oggetto in questione è noto con il nome di “Oumuamua” che in hawaiano (è stato osservato in origine da un osservatorio nelle isole Hawaii) significa “messaggero che arriva da lontano”.

La comunità scientifica non è comunque in accordo su cosa sia Oumuamua. Alcuni astronomi sostengono che si tratti comunque di una cometa.

Quello che risulta interessante è l’affermazione del Professor Loeb. Per lo scienziato Oumuamua sarebbe invece una sorta di “detrito” alieno, in pratica “spazzatura spaziale” di origine extraterrestre. Se accettassimo la premessa di un detrito tecnologico spaziale (un pezzo di un satellite alieno o di un’astronave o di chissà quale altra sconosciuta tecnologia) si aprono interessanti questioni. Da dove proviene, da quanto tempo viaggia nello spazio quindi a quale epoca tecnologica aliena apparterrebbe e così via. Se fosse un pezzo di un’antichissima civiltà ormai scomparsa? Insomma ancora una volta non poniamo limiti alla fantasia.

Fatto sta che qualcosa di “particolare” si è presentato all’attenzione scientifica. Un corpo celeste che potrebbe essere un artefatto alieno. Se fosse confermato si aprirebbero anche nuovi scenari per finanziare i contatti con altre civiltà o per iniziare un viaggio, senza ritorno, che possa portare la specie umana a superare i confini del nostro sistema solare e vagare alla ricerca di altri mondi.

Loeb non ipotizza comunque a caso, soltanto per fare scena, cerca piuttosto di argomentare la sua teoria. Così spiega come la brillantezza fa pensare a una superficie fortemente riflettente superiore a quella degli asteroidi o delle comete all’interno del nostro sistema solare, poi la forma particolarmente allungata di Oumuamua è doppiamente più insolita delle osservazioni più estreme di altri corpi celesti e infine una tendenza a un’accelerazione con allontanamento del sole ma senza la presenza di code o altre forme gassose. Ovviamente siamo sempre nel campo delle ipotesi e va sempre posta la massima attenzione a riguardo. Comunque la domanda che si pone il professor Loeb è cosa spinge l’oggetto individuato? Da una successiva analisi sembrerebbe che la sua forma sia meno allungata di quella inizialmente apparsa e invece sia quasi completamente piatta che possa funzionare (passivamentre) come una vela. Queste nuove acquisizioni basate sulla successiva analisi dei dati raccolti, secondo l’esperto, potrebbero far pensare che possa trattarsi di un una sorta di vela solare, tecnologia che lo stesso Loeb sta sperimentando all’interno di un progetto.

Quindi per Loeb si tratterebbe, con una certa dose di probabilità, di detriti abbandonati nello spazio da qualche civiltà aliena tecnologicamente avanzata o comunque almeno in grado di lasciare oggetti nello spazio.
Insomma, a noi non resta che aspettare, magari un giorno ci potremmo accorgere che gli alieni siamo noi!

a cura di Marco Baranello
per SIC NEWS

Baranello, M. (2021)
Oumuamua Spazzatura Aliena. L’Ipotesi del Professor Loeb
SIC NEWS, ideagono.net, 6 gennaio 2021

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